Cosa succede a un buono fruttifero postale quando arriva a scadenza
I buoni fruttiferi postali sono tra i risparmi più diffusi nelle famiglie italiane. Hanno regole semplici, ma una data da non perdere di vista: quella di scadenza.
In molte famiglie c'è un cassetto con dentro qualche buono postale: comprato alla nascita di un nipote, ricevuto in regalo, sottoscritto anni fa da un genitore. I buoni fruttiferi postali sono uno strumento di risparmio semplice, e proprio per questo capita di dimenticarli. Hanno però una data che conta più delle altre, quella di scadenza, perché da lì in poi cambiano le regole.
Questo articolo spiega come funzionano i buoni, che cosa succede quando scadono e perché per quelli cartacei esiste un termine di dieci anni per chiedere il rimborso.
Che cosa sono e chi li garantisce
I buoni fruttiferi postali sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati da Poste Italiane negli uffici postali e online. Sono garantiti dallo Stato italiano per legge. Non hanno costi di sottoscrizione, di gestione o di rimborso, salvo le imposte.
Esistono diverse tipologie, che si differenziano per durata e modalità di calcolo degli interessi. Il buono ordinario dura venti anni e si sottoscrive a partire da 50 euro; ci sono buoni pensati per i minori, che maturano interessi fino al diciottesimo anno, e buoni di durata più breve, come quelli a quattro anni. Le condizioni di ciascuna serie, compresi i tassi, sono indicate nel foglio informativo della serie stessa.
Cartacei e dematerializzati
Per decenni i buoni sono stati titoli di carta, con l'importo e la serie stampati sul fronte. Oggi la maggior parte si sottoscrive in forma dematerializzata, cioè registrata elettronicamente su un Libretto di risparmio postale o su un Conto BancoPosta. La distinzione è importante soprattutto alla scadenza.
Un buono cartaceo si può convertire in dematerializzato fino a due mesi prima della scadenza, se gli intestatari coincidono.
Che cosa succede alla scadenza
Il giorno dopo la scadenza naturale il buono diventa infruttifero: non matura più interessi. Il capitale e gli interessi maturati fino a quel momento restano a disposizione del titolare, ma il denaro smette di crescere.
- Per i buoni dematerializzati il rimborso è automatico: alla scadenza la somma viene accreditata sul libretto o sul conto collegato, e non c'è alcun termine da rispettare.
- Per i buoni cartacei il rimborso va chiesto dal titolare, presentando il titolo in un ufficio postale insieme a un documento d'identità e al codice fiscale.
La prescrizione di dieci anni
Per i buoni cartacei il diritto al rimborso del capitale e degli interessi si prescrive dopo dieci anni dalla scadenza. Trascorso quel termine il titolare non può più incassarli. Le somme dei buoni emessi fino al 13 aprile 2001 vanno al Ministero dell'Economia; quelle dei buoni emessi dal 14 aprile 2001 confluiscono in un apposito fondo istituito presso lo stesso ministero.
| Momento | Data | Che cosa accade |
|---|---|---|
| Sottoscrizione | 10 marzo 2004 | Il buono inizia a maturare interessi |
| Scadenza | 10 marzo 2024 | Fine della maturazione degli interessi |
| Giorno successivo | 11 marzo 2024 | Il buono diventa infruttifero |
| Prescrizione | 10 marzo 2034 | Ultimo giorno utile per chiedere il rimborso |
Per i buoni più vecchi vale la pena controllare bene la durata: i buoni ordinari delle serie emesse fino alla fine del 2000 avevano una durata di trent'anni, mentre dalle serie successive la durata è di venti.
Le tasse sui buoni
Gli interessi sono tassati al 12,50 per cento, come quelli dei titoli di Stato, con una ritenuta applicata al momento del rimborso. Su 1.000 euro di interessi lordi, per esempio, l'imposta è di 125 euro e restano 875 euro netti.
I buoni sono esenti dall'imposta di successione. Sui buoni dematerializzati e su quelli cartacei emessi dal 2009 si paga un'imposta di bollo dello 0,20 per cento l'anno, ma solo se il valore complessivo dei buoni dello stesso titolare supera 5.000 euro; per i cartacei emessi prima del 2009 si applicano regole diverse. Il bollo si calcola ogni anno e viene trattenuto al rimborso.
Infine, ai fini dell'ISEE i buoni postali, i libretti e i titoli di Stato sono esclusi dal patrimonio mobiliare fino a 50.000 euro complessivi, in base alla legge di bilancio 2024.
Buoni intestati a minori e buoni ereditati
Per i buoni intestati a un minore il rimborso anticipato richiede l'autorizzazione del giudice tutelare. Per i buoni di una persona deceduta, gli eredi possono chiederne il rimborso presentando la documentazione indicata da Poste per le successioni; a chi riceve somme da una successione liquidata presso Poste è anche dedicata una specifica tipologia di buono.
Se il rimborso viene contestato o la somma non corrisponde a quanto atteso, la strada passa prima da un reclamo scritto e poi, se necessario, dagli organismi di risoluzione delle controversie, come spiegato in come si contesta un addebito senza passare da un avvocato.
A chi interessa e che cosa controllare
La verifica riguarda soprattutto chi conserva buoni cartacei, propri o di familiari, e chi si occupa di una successione. Il rimborso di un buono non ha nulla a che vedere con la soglia per i pagamenti in contanti, che riguarda i trasferimenti tra persone diverse e non le operazioni con Poste o con le banche.
- Ci sono buoni cartacei in casa, e di quale serie?
- Qual è la data di scadenza di ciascuno?
- Qualcuno è già scaduto da diversi anni?
- Gli intestatari sono tutti in vita e reperibili?
- I buoni dematerializzati risultano sul libretto o sul conto collegato?
In sintesi
Un buono postale scaduto non guadagna più nulla, e se è cartaceo ha dieci anni di tempo per essere rimborsato. I buoni dematerializzati vengono invece accreditati da soli. Un controllo periodico di quelli conservati in casa è un'operazione di pochi minuti che evita di perdere, per semplice dimenticanza, un risparmio garantito dallo Stato.
Fonti ufficiali
CSCRC Conti di casa è un sito privato di informazione sponsorizzata, pubblicato da IUS Consulting OÜ. Non è l'INPS, l'Agenzia delle Entrate o un altro ente pubblico e non ha legami con essi. Il sito non gestisce domande o pratiche e non chiede compensi. Le regole e le cifre sono tratte dalle fonti ufficiali indicate e verificate alla data di pubblicazione (2 novembre 2026); gli esempi di calcolo sono illustrativi e non rappresentano ciò che spetta o che dovrà pagare un singolo lettore. Non si tratta di consulenza fiscale, finanziaria o legale. Non comunicare mai credenziali SPID, CIE o PIN, codice fiscale o coordinate bancarie a un sito in risposta a un articolo.